VSCO: LA STORIA DIETRO L'APP

Joel e Greg sono solo due freelance quando iniziano a creare filtri vintage per Photoshop. Da lì a poco l'esordio della loro celebre app, VSCO Cam

Alzino la mano quanti tra voi han deciso di abbandonare gli oramai vetusti filtri di Instagram a favore dei ben più intriganti di VSCO. Ma qual è la storia che si cela dietro l’app più hipster di sempre? Chi l’ha ideata? Una cosa è certa: chi se li immaginava barbuti, tatuati e dalla tipica allure da artisti si sbagliava di grosso, ma partiamo dall’inizio.

Stati uniti, Oakland. Joel Flory e Greg Lutze si conoscono su Internet per motivi di lavoro. Joel è un fotografo professionista specializzato in matrimoni mentre Greg è un creative designer. Tra i due c’è feeling e – dopo un paio di collaborazioni – decidono di gettare le basi per un progetto in comune. L’idea è quella di creare dei templates per WordPress disegnati appositamente per i fotografi professionisti e venderli. Ma per far partire la loro startup necessitano di un budget iniziale, così decidono di organizzare dei workshop dedicati proprio ai fotografi matrimonialisti.

Workshop Flory Lutze VSCO

E’ in questa circostanza che trovano l’ispirazione che li porta a creare dei filtri per Photoshop e Lightroom che simulino gli effetti delle pellicole analogiche. L’idea è buona e sembra poter avere un mercato, perciò iniziano a proporla.
I primi incassi non tardano ad arrivare, ma non gli è sufficiente. La loro intenzione rimane pur sempre quella di creare un business con un alto volume di affari e per questo pensano di dare un’ulteriore accelerata al progetto. Ma come? Non tramite i soliti e banali annunci pubblicitari, ma creando un network di persone che utilizzino proprio i loro filtri: una community. Nasce VSCO Cam!

La prima versione esordisce sull’App Store nel 2012 a 0,99 dollari, ma è solo con la versione 2.0 – gratuita – che raggiungeranno il grande pubblico. Da quel lancio – in una sola settimana – VSCO viene scaricata un milione di volte. Dopo qualche mese poi è in nomination come ‘App of the Year‘ e, nonostante il tempo trascorso, il successo non sembra volersi attenuare, anzi. VSCO è andata oltre il semplice concetto di app per smartphone, diventando una vera e propria moda che ha trainato il ritorno della fotografia vintage – di maggior qualità rispetto ai competitors – su supporti digitali. Qualora il successo fosse misurabile con un hashtag basti pensare che – su Instagram – tra i più utilizzati figura proprio #VSCO (es. #VSCOCam, #VSCO_Hub, #VSCODaily).

Pochi sanno inoltre che gli stessi filtri che Joel e Greg avevano creato per Photoshop e Lightroom sono attualmente in vendita – a 119 dollari – sul sito di VSCO. Questo a dimostrazione che i due continuano a scommettere e investire – soprattutto in ambito professionale – nella loro idea. Non ultima l’acquisizione di Artifact Uprising – startup che ha fatto del suo core business la stampa di libri e immagini – conferma il riguardo verso il lavoro dei fotografi e chiude, almeno momentaneamente, il cerchio nella produzione made by VSCO.

VSCO Cam

E il futuro? Il recente investimento di 40 milioni di dollari da parte di Accel Partners verso VSCO testimonia che il team – 43 persone tra fotografi, designer, developer, etc. – continuerà a far parlare di se. Per concludere vi rimando ad un’interessante intervista – realizzata da Highsnobiety Magazine – ai due fondatori riguardo alcuni temi legati alla fotografia.

Alcuni hanno paventato la “fine delle DSLR” come prodotto di nicchia. Cosa pensate succederà?

JLa macchina fotografica è soltanto uno strumento. Diversi strumenti vengono adoperati per diversi lavori. Quello cui stiamo assistendo non è la fine delle reflex professionali quanto più la fine delle reflex entry level. Stiamo pur sempre parlando di fotografie fatte tramite le lenti di uno smartphone e non di un obbiettivo Nikkor, Canon o Zeiss. Penso che ci sarà sempre posto per le macchine fotografiche professionali.

Quale pensate sarà la conseguenza per l’uso così smodato dei filtri? Per alcuni è quasi un orgoglio poter segnare una fotografia con l’hashtag #nofilter.

G: “La base di una buona fotografia dovrebbe riguardare la composizione, il soggetto, il modo in cui la luce gioca con le ombre. Il filtro dovrebbe essere complementare e non il fulcro di una fotografia. Il tag #nofilter suona più come un vanto. La domanda dovrebbe essere sempre: “Perché è una bella fotografia?” e non “E’ una bella fotografia perché gli ho applicato o non applicato un filtro”.

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  • Anto Boalis

    Tempo fa usavo VSCO spesso, ma poi ho iniziato a scattare in JPG e quindi preferisco i filtri Photoshop di EyesMeal.

    • @antoboalis:disqus come mai? In cosa ti sei trovato meglio?

      • Anto Boalis

        VSCO rendono molto diversi utilizzati su JPG, infatti loro consigliano di utilizzarli soltanto con RAW. Pure EyesMeal sono meno cari…

        • Beh, grazie per il consiglio @antoboalis:disqus!

          • Anto Boalis

            you’re welcome @Giulio Riotta =)