Islanda: fotografie dal viaggio

L’Irlanda nel 2009 e la Scozia nel 2012 non potevano che essere i prequel di un’avventura ancora più grande e selvaggia: l’Islanda. Nel 2013 ho finalmente potuto coronare il sogno di raggiungere questa giovane terra, tanto lontana dall’Italia, ma d’infinita ispirazione. L’itinerario che ho seguito mi ha portato ad attraversare tutta l’isola, partendo da Reykjavík, percorrendo tutta l’autostrada ad anello n.1, inclusa qualche piccola deviazione, per un totale di 3500 km percorsi in appena 7 giorni.

L’Islanda è il paese europeo meno popolato, e per questo anche tra i più civili, con una media di 3 abitanti per km². Le loro città hanno l’estensione delle nostre cittadine mentre i paesi sono paragonabili solo alle nostre frazioni. Tutto questo, incorniciato da una marcata attività vulcanica, rendono l’isola a tratti ostile, ma esageratamente affascinante.

I percorsi d’acqua (o le cascate) disseminati intorno alle strade sono tantissimi. Più raramente si intrecciano, formando dei ruscelli come quello che ho fotografato vicino alla Þjóðvegur, l’autostrada principale, un centinaio di chilometri prima dello Skaftafellsjökull. Per fotografare questo corso d’acqua ho utilizzato un filtro a densità neutra e un 24mm. Nonostante la mano libera sono riuscito a far risaltare lo scorrere dell’acqua senza errori.

iceland beach Dyrhólaey

Tra le prime tappe del mio viaggio, appena dopo Stokkur e Gullfoss, la spiaggia di Dyrhólaey ha rappresentato la prima visita “notturna”. In effetti una delle caratteristiche dell’estate Islandese è rappresentata dalle notti in assenza di buio, cosa assai gradita per chi, come me, ha a disposizione solo pochi giorni. In questo caso specifico erano le 23 ora locale, cioè l’una di notte in Italia.

Il consiglio madre per chi vuole visitare l’Islanda sta sicuramente nell’optare per un autoveicolo. Tantissimi scorci e punti di vista interessanti sono raggiungibili esclusivamente curiosando con l’automobile, girando attorno ai soggetti che volete fotografare. Inoltre, se potete, optate per un mezzo a quattro ruote motrici. Vi permetterà di percorrere strade ancora più impervie, dunque di raggiungere paesaggi ancor più isolati.

Al terzo giorno, intorno a Jökulsárlón, quest’infinità di tralicci ha richiamato la mia attenzione. Per fotografarli ho scelto di chiudere il diaframma a 14, così da avere tutto perfettamente a fuoco e raccontare la geometria del soggetto.

Le barche abbandonate sono ciò che di più affascinante ho trovato in Islanda. Purtroppo durante il mio viaggio ne ho viste soltanto due, ma so per certo della presenza di almeno altre due location di questo tipo. Mjóifjörður è stato sicuramente il più difficile da vedere poiché raggiungibile solo dopo 20 km su una strada malamente sterrata. La barca militare arenata sul fiordo risale addirittura alla seconda guerra mondiale.

La fotografia che vedete in basso invece è stata scattata a Patreksfjörður. Si tratta di un GardarBA64, costruito in Norvegia nel lontano 1912 e fermatosi qui nel 1981. Mentre scattavo le fotografie sono stato graziato dal cielo che, dopo 2 giorni di pioggia, mi ha regalato appena cinque minuti di sole e nuvole. A volte è proprio questione di fortuna!

iceland landscapes

iceland boat Patreksfjordur

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  • Daniele B.

    Magnifiche, ho letto il post proprio mentre stavo ascoltando i Sigur Ros 🙂