LUIGI GHIRRI AL MAXXI: UNA DELUSIONE

Un breve reportage di ciò che ho potuto vedere nel museo della capitale

Luigi Ghirri è uno dei massimi esponenti della fotografia del ‘900 in Italia. Dal 1970 in poi inizia a fotografare, dedicandosi ai paesaggi naturali segnati dall’artificio umano. Manifesti, insegne, ma anche ritratti e vita di strada. Un grande intellettuale e innovatore, maestro e poeta.

O almeno così ho letto su Wikipedia, Nikon School e altri siti prima di scegliere d’andare a vedere la retrospettiva a lui dedicata al MAXXI di Roma. 300 fotografie originali per 11 euro.

Luigi Ghirri, MAXXI Roma, Pensare per immagini

Luigi Ghirri, MAXXI Roma, Pensare per immagini

Non posso dire d’aver apprezzato molto il percorso fotografico di Ghirri, e non mi stupisco quando un museo come il MAXXI – le cui mostre sono al limite dell’indecifrabile – dedica un piano intero ad una mostra del genere.
Le fotografie mal composte e dal mancato spicco narrativo la fanno da padrone. Ghirri, insieme ai suoi critici e curatori, fanno della fotografia visionaria, simbolica e onirica la loro parola chiave. Si parla di tutto e di niente, tanto fumo e niente arrosto. Le immagini in esposizione non raccontano nulla di più rispetto a quello già visto nelle fotografie dei padri della nostra generazione, ne tanto meno lo fanno in modo speciale, giustificando il tanto osannato autore.

Al di là dei piedi tagliati, le fotografie storte o le composizioni inesistenti, ho ammirato solo una decina di fotografie. In particolare mi ha colpito, e ispirato, la serie di fotografie rilegate in orizzontale dal titolo “Vivo il mio tempo” realizzate lungo un muro e ritraenti decine di cartelloni pubblicitari affissi.

Luigi Ghirri, MAXXI Roma, Pensare per immagini

Luigi Ghirri, MAXXI Roma, Pensare per immagini

Luigi Ghirri, MAXXI Roma, Pensare per immagini

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  • OmegaMan

    “Le immagini in esposizione non raccontano nulla di più rispetto a quello già visto nelle fotografie dei padri della nostra generazione, ne tanto meno lo fanno in modo speciale, giustificando il tanto osannato autore.”

    E io che pensavo di averle sentite tutte…
    Incredibile.