FOTOGRAFI LOW COST E ABUSIVI: I RISCHI

Sempre più persone rischiano improvvisandosi professionisti

Se ricopri il ruolo di studente, architetto o ingegnere, ma nel tempo libero ti diletti proponendoti per realizzare servizi fotografici retribuiti a matrimoni, book fotografici e quant’altro… beh, potresti essere nei guai.

Purtroppo l’abusivismo non è una novità. Almeno una volta al mese mi capita di scoprire clienti le cui fotografie sono state scattate da un qualsiasi fotografo della domenica, dotato di reflex, ma non perfettamente in regola. Mettendo da parte il danno al cliente che, nella maggior parte delle ipotesi, si ritroverà a pubblicizzarsi con del materiale scadente e per nulla professionale, vorrei soffermarmi sul rischio che corrono queste persone.

Se un fotografo occasionale si mette in mostra tramite pubblicità (o in qualsiasi altro modo), la sua prestazione non è più da considerarsi “casuale” e per questo è ritenuta non in regola. Non a caso per lavoro occasionale si intende ciò che “capita” inaspettatamente (la proposta di un amico o di un familiare) e per questo non costituisce requisito fondamentale l’obbligo contributivo (IRPEF, INPS sempre e comunque entro certi limiti).

Non è occasionale dunque nessun lavoro fotografico ottenuto tramite: volantini, biglietti da visita con dicitura fotografo, annunci pubblicitari su Internet e quant’altro, poiché in alcun modo sostenibile la tesi dell’occasionalità. Come del resto non può considerarsi occasionale un qualsiasi lavoro ricercato attivamente e con frequenza, di fatto paragonabile all’iter seguito da un libero professionista pagante tasse.

L’organismo competente, a giudicare scorrette le pratiche commerciali, è l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM). L’autorità ha il potere di far cessare il comportamento scorretto, praticare delle ispezioni avvalendosi della Guardia di Finanza, ma soprattutto sanzionare il soggetto colpevole. E allora perché rischiare?

Se conosci qualche abusivo che si sponsorizza su Internet e vuoi denunciarlo puoi, intanto, contattare l’Associazione Nazionale Fotografi di Matrimonio, l’unica finora ad essersi mossa in tal senso e che per questo ha il mio plauso. Loro sapranno dirti se è il caso di agire o meno (segnalazioni@anfm.it).

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